In rete ci sono moltissimi siti che spiegano e parlano del famosissimo cubo di rubik, simulazioni, strategia, consigli e tutorial ma non è tutto oro ciò che luccica. Alcuni di questi siti ora attenzionati dai volontari dell'Associazione Una Vita Sottile, sono stati oggetto di attacchi informatici. Gli hacker hanno sfruttato la popolarita sui motori di ricerca di alcuni di questi siti per modificarne gli indirizzi IP in modo da condurre l'indicizzazione ad un portale web situato nella dark. In questo modo gli utenti si troverebbero indirizzati dal semplice motore di ricerca ad un sito contenente immagini o video di carattere pedopornografico, in alcuni casi però lo stesso meccanismo è usato per adescare bambini. L'associazione ha in queste ore effettuato diversi controlli segnalando le azioni sospette alle autorità. L'invito però è quello di prestare attenzione ai siti di giochi online, il pericolo di imbattersi in contenuti dannosi e molto alto.fermiamo l'abuso... lotta alla pedofilia e tutela infanzia violata - sosinfanzia@unavitasottile.org - aiutare i bambini ogni giorno davvero
sabato 18 aprile 2020
Cubo di rubik e pedopornografia. Alcuni siti già segnalati
In rete ci sono moltissimi siti che spiegano e parlano del famosissimo cubo di rubik, simulazioni, strategia, consigli e tutorial ma non è tutto oro ciò che luccica. Alcuni di questi siti ora attenzionati dai volontari dell'Associazione Una Vita Sottile, sono stati oggetto di attacchi informatici. Gli hacker hanno sfruttato la popolarita sui motori di ricerca di alcuni di questi siti per modificarne gli indirizzi IP in modo da condurre l'indicizzazione ad un portale web situato nella dark. In questo modo gli utenti si troverebbero indirizzati dal semplice motore di ricerca ad un sito contenente immagini o video di carattere pedopornografico, in alcuni casi però lo stesso meccanismo è usato per adescare bambini. L'associazione ha in queste ore effettuato diversi controlli segnalando le azioni sospette alle autorità. L'invito però è quello di prestare attenzione ai siti di giochi online, il pericolo di imbattersi in contenuti dannosi e molto alto.sabato 26 novembre 2016
Denuncia il marito per le violenze, in tribunale non vengono riconosciute e rischia di perdere la figlia. Succede a Catania
Pubblichiamo di seguito una lettera giunta alla nostra redazione dove una madre di Catania, seguita dalla nostra associazione, scrive al giudice che non le riconosce le violenze subite, malgrado referti medici, foto e registrazioni sonore. Il prossimo 29 novembre 2016 vi sarà una nuova udienza, fino ad allora i nomi non saranno visibili, successivamente dopo l'udienza, formuleremo i nomi dei responsabili di questo ecclatante caso di malagiustizia.
Alla cortese attenzione del signor giudice: (....)
"IN PIEDI SIGNORI DAVANTI AD UNA DONNA" (W. Shakespeare)
La parte peggiore di una violenza non sono le ferite ma bensì le cicatrici che si trovano dentro l'anima, sentiero poco preso in considerazione dal potere di questa società ormai marcia. Una società in cui l'omerta e il silenzio uccidono, uccidono non solo il corpo di un essere umano ma ferisce la parte più sacra di una persona, l'anima. La violenza è l'arma degli imbecilli che pensano di ottenere l'amore con la forza, ma l 'amore, non uccide, non ferisce, l'amore e un altra cosa... Ricordo l'inizio di una storia d'amore e di affetto. Ero cosi giovane cosi fragile, impaurita di vivere e di guardare il mondo. Ero ferita da un passato atroce in cui gli abusi subiti in famiglia mi resero inadatta alla vita, un niente, di cui la vergogna solo di respirare al mondo mi tormentava ogni giorno, nessuno capì la mia sofferenza atroce.
Un male che ritorna sempre, cicatrici invisibili che lacerano il profondo in ogni senso.
Nel buio del inferno mi trovai schiacciata dal fango dell'orrore di una colpa che non era mia. Subii una guerra incastrata dalle armi del incesto e della pedofilia in cui le chiavi appartenevano a casa mia, io, bambina, muta e indifesa, fragile e impaurita con un peso cosi grande da spaccarmi la schiena, le ossa, e peggio l'anima. Nessuno prende veramente coscienza di quelle profonde ferite, parlarne, scoprire, svelare, perchè e troppo, alla faccia dei vigliacchi e troppo per chi si vergogna di avere un simile problema in famiglia ma per chi subisce non e mica troppo??? Forse tanto direi..... Perchè fa paura parlarne, perche fa paura la verità di credere in chi subisce passa sempre da colpevole provocante portatore del male.. No una vita violentata non e una carta stracciata in cui scrivere righe in fretta perchè si annoia ...queste righe hanno passato sul sangue dell' innocenza di una infanzia negata e di una gioventù abusata dal potere della violenza l'arma che uccide l'esistenza.
Violenta la psiche umana. Sono stata abusata dai miei orchi dall'età di sei anni e con tutto che urlavo, nessuno sentiva il mio grido era troppo basso troppo inaudibile per essere ascoltato le mie mani che avevano paura di abbracciare ancora quel volto che si chiama mamma con la vergogna nell'anima mi negavo pure questo amore ...troppo piccole mie mani per essere prese dal fango dopo tutto non avrebbero fatto mai nulla per salvarmi ..tanto l'infanzia negata chi me la ritorna più? indietro non si torna e non riuscirò mai più a giocare, sognare e fare le stesse cose e gli stessi sogni come fa un bambino, ma posso oggi fare tutto il possibile ed impossibile per difendere questo diritto e l'infanzia al mio angioletto, a mia figlia.
Quando si subisce tanto male si perde la fiducia in se stessi si arriva a trattarsi male e trascurarsi involontariamente ma se si incontrano persone forti, persone che non hanno paura di guardarti nel anima e hanno il coraggio di aiutarti nella lotta si può quindi, ora, vivere e finire di sopravvivere. La mia vita e stata troppo ferita, gli abusi subiti mi hanno condizionato l'adolescenza senza contare le notti contornate da incubi tali, da non riuscire più a dormire. A solo dodici anni arrivò il dolore più atroce le tracce degli abusi mi hanno segnato tutta l'esistenza. Sono rimasta incinta dai miei orchi e senza sapere di chi fosse. Avevo tanta paura, ma chi mi sentiva, chi mi consolava??? Nessuno. Mi rifugiavo come adesso sfogandomi nelle righe e lacrime ho perso quella vita una vita piccola ma batteva forte, un aborto spontaneo pieno di orrore e senza nessuno accanto. Il tempo e passato e il dolore e li a ricordarmi che anche oggi vengono umiliati migliaia di angeli, e che l'omertà sopraggiunge più forte, mi rendo conto che la lege esiste ma quante volte viene applicata???? Non possiamo essere sempre noi che subiamo i colpevoli !!!!
Superare questi orrori non mi e stato facile e nemeno si può dimenticare... Si dimentica una vita e con una sola si va mettere al muro mille altre , vite sottili ferite dalle mani violente di cui tutti noi ci siamo fidati, la violenza non ha scuse non perchè viene consumata in famiglia o da degli sconosciuti, bisogna che chi tenta alla vita del prossimo e la violenta in tutti modi, che sia punito in modo tale che prima di toccare una altra vita si rispecchi e porti se stesso ad una coscienza senza più scuse ma di rispetto verso il prossimo questo e amore...
Un inferno assoluto dover sopportare gli abusi sessuali dai miei fratelli sono andata avanti lo stesso priva di ogni gesto di affetto sono rimasta in vita comunque... Poi e ricominciato un altra vita, pensavo che fosse quella giusta che avrei avuto la mia famiglia e che tutto il male subito potesse andarsene via rimettendomi nel cammino, il destino mi fece incontrare l'uomo la persona che più aprezzai al mondo talmente da abbandonare tutto per lui... Era un Dio per me per poi accorggermi che Dio era uno solo. Su in quel cielo azzuro che ormai diventato grigio da tanta ammarezza.
Ero folgorata da questo amore talmente che qualsiasi cosa succedeva non vedovo piu niente. Ero innamorata affezionata era tutta la mia vita fino che arrivo al mondo un piccolo angelo, la nostra figlia. Tutto comicio con un urlo poi un altro..parole e frasi ad umiliarti..ma non sentivo nulla ...facevo passare innoservati gli attimi poi l'episodio ghiacciante arriva per un ora fuori da sola con una amica mi e finita a calci in sedere tirate dei capelli e schiaffi mi provoco del sangue in bocca...tutto davanti alle persone e nessuno mi ha potuto togliere dalle sue mani mi sono trovata con un pezzo di capelli in mano perche ha tirato cosi forte che rimasi sbarlodita. Pure allora provai di ricucire e trattarlo con rispetto e volerlo bene ma questo non era piu amore era violenza epure testarda davanti al mondo lo difendevo credevo che era arrabbiato stava male chi mai poteva farmi vedere la realta!! Ero cieca amavo la mia famiglia tenevo stretto a difenderla pensavo che l'amore soporta tutto.. Resiste a tutto. Invece venivo umiliata distrutta ed io cretina stavo zita. Un rapporto basato solo dei improvissi fantasie in cui nessuno era mai felice credevo che fosse l'amore invece era un altro orco che mi feriva ancora. Volte che mi feriva con parole e frase che buccavano il cuore a volte gli pranzi e cena venivano sempre commentate sia per un motivo o per altro unico tempo a dispozione di trovarci insieme . Le tavole a volte venivano buttate a terra e la bimba spaventata mi salto in braccio perche si brucio con il mangiare. Piatti che volavano e bicchieri rotti fino a ferirmi i piedi ..anche cosi stavo zita in silenzio a difendere l'uomo che amavo.
Mi dispiaceva che aggiva cosi credevo che fosse colpa mia ma nessuno gli dava colpa per le sue impotenze ed io che credevo ancora forse cambiera.. No non e cambiato lui e diventato potente riusciva sempre ad distruggermi psicologicamente era diventato geloso e con essa mi ha tolto della societa perse gli amici perche lui era geloso su di tutto e tutti mai andato avanti nella vita con nessun proggetto e sogno mi ha tolto tutto mi ha lasciato dentro una solitudine amara e un vuoto profondo. Ero ai suoi comandi niente senza di lui . Quanta cura avevo di questo amore come un fiore soffrivo e lui non se ne acvorggeva nn riuscivo ad esprimere parlare guardarlo la paura era tanta . Non bastava e ricomicia ad usare le sue mani mi tirava cosi forte dei capelli in quanto mi lasciava i vuoti spazzi sulla testa mi nascondevo sempre per non vedersi mi vergognavo ma era cosi evidente che tutti mi guardavano strano senza parole tutti avevano paura di dire una sola parola . Non si poteva piu non ce la facevo piu e ho preso la parola non me sono acvorta quando ma alzai volume dei miei diritti e gli ho detto di finire che se lo fa ancora lo dennuncero ma lui amenaciava che mi mette nelle mani dei servizi sociali ed ecvo come mi metteva ancora al muro avevo paura di non perder la bambina . Talmente offessa nell anima delle sue violenze chiese per prima volta aiuto inutile a tentare una mediazione mi sono allontata a propria scelta da lui . Ho chiesto aiuto ad una associazione che non ha avuto solo coraggio di lottare con me ma mi hanno aiutato uscire dal buio pesto che ero mi hanno fatto vedere le mie catene e vedere la luce Una Vita Sottile - dalla parte dei bambini, dalla parte dei angeli con affetto e rispetto mi hanno rimesso piano nel cammino mi hanno fatto capire che quello che subivo era violenza e non amore ma come ho detto piano nel cammino perche ancora ero fragile ancora sotto il potere del mio violente. Ho provato resistere lontano da lui in un altra citta ma poi mi so detta che forse ha imparato la lezxione che la vita ci ha messo davanti magari abbiamo imparato insieme il rispetto e volersi bene . Ero cosi felice di ritornare con lui ritornare a casa ad essere di nuovo una famiglia... Ma tutto una nebbia intorno ghiaccio suo cuore che non ha avuto pietà continuava ad amennacviarmi davanti a nostra figlia volte che urlava e correva la bimba con la scoppa per obbligarla a mangiare mi dava colpa che non ero attenta e fiisa con lei e che mi asentavo dal stare insieme troppo umiliazioni credevo tanto nel cambiamento ma falì ancora visto che situazione arrivata ad amennaci con il coltelli e pedinamenti fino ad un eusarimento psicoligico decido di rivolgermi ad un avvocato e chiedere la separazione..per quella lettera mi so trovata con il mento e labbra spaccate davanti a propria figlia di soli sette anni . Malgrado le richieste dai miei avvocati, nessun giudice ha emesso un allontanameto da casa perché l'omertà e troppa...

Ritorno dal ospedale senza nessun risulato da parte della giustizia non riuscendo di trovarmi altro posto dove stare ho continuato rimanerci con lui ma per pocchissimo tempo perche dopo quel episodio ne arriva un altro l ultimo in cui unico a portarmi via da lui . Davanti alla bimba mi taglio il braccio aveva in mano un piatto poi pentolla e unghie non ho visto piu nulla sempre quelle tirate dei capelli ...mi ha distrutta provato a difendermi il sangue era dipinto sui muri del salotto e mia bimba che era spaventata e con i lacrimi nei occhi chieva di lasciarmi in pace mia bimba picvolo agelo a avuto coraggio e forza di chiamare aiuti lei cosi piccola e forte e un amore grande e speciale .il pm di quella sera dopo che so stata portata nel pronto socvorso e hanno deciso di portarmi via a me invece portare lui... Un errore imperdonabilie lui che ripetteva che se non mi portano via mi amazza con quarantta coltelate . Nessun pentimento verso il danno che ha provocato anzi diceva che sono stata io ad provocarmi le fetite ..non dimentichero mai que giorno un ospedale intero a guardarmi e ripetermi chi mi a fetito e stato un cane?.. Io rispose si . Con il volto di un uomo. Da allora non tornai piu insieme a lui perche finalmente ho capito che questo non era amore ma violenza e se anche ho passato tempo dentro alle case famiglia che non mi hanno aiutato, anzi hanno peggiorato la mia vita, facendomi sentire ancora colpevole. Ancora violenze psicologiche e questa volta i carnefici erano operai dello stato che nulla sanno fare questi sono i sevizi sociali che qualsiasi cosa toccano distruggono. Mi resi quindi conto cos'è la vita e la libertà vivere senza paure e senza violenza.
Portata in case famiglia mi sono sentita richiusa ancora nella gabbia senza sbarre ho trovato solo repercusioni i litigi per il fatto che i servizi sociali mi minacciavano di togliermi l'affido della bambina erano prepotenti dicendomi che e un atto dovuto. In queste case famiglia sentivo spesso donne umiliate dalla prepotenza di chi le gestiva e prese sempre da alto in basso faccendole sentire niente e zero. Ho sentito dire ad una delle persone che lavora per la struttura pscicologa che i " bambini non sono vostri ma dei servzi sociali " un abberazzione totale. Grazie ad una donna li dentro ho potuto sopravvivere e resistere .li ho aiutato alle pulizie ad cucinare lavare fare dolci stare bene con le donne e racvontarsi ma perche ero io che volevo stare bene con tuute le donne non perche i servizi sociali li mi avrebbero datto un aiuto lavorativo o sociale.. da allora comincio a lottare sapere che la vita dentro una struttura non sara per sempre la mia vita non lo voluto fermarla ad una solo orizonte ma ho voluto emerggere e cambiare di non sentirmi piu vittima ma una donna donna normale che voleva ad iniziare veramente volare essere libera e ricominciare essere felice . Vista la situazione di ammenacce riferitte sempre dalla strutura che se non decido cosa fare mi toglie bambina allora decido di mettermi nel cammino e far possibile di andare via dalla città dove residevo. La confusione era tanta la amministratice della struttura mi diceva che io per loro ero dolo un ospite cio per loro ero libera di andare poi dell altra parte mi amenacciava di di prendere in affido la bimba che a breve deve artivare il provvedimento . Ho avuta tanta paura che unico penserio mio era quello di proteggere la mia bimba ed a quel punto vado via . Ritorno nella città dove sono stata prima volta quando mi sono allontanata prima volta da lui in veneto - padova . Li subito mi sono data da fare ad affittarmi una casa e mettere subito la bimba a scuola.
La bimba a ricomiciato la sua vita andare a scuola stare con suoi compagnetti e studiare lo lasciata in gite scolastiche e diverse attività dove lei a legato molto con i bambini . Nel fra tempo ho lavorato come ho potuto per non far mancare nulla alla bimba indumeti e acessori scolastici ho provato di aprirmi anche una partita iva per il mio lavoro di vendita dei biscotti e diversi dolci siciliani a padova ma evidentamente economicamente non potevo far di piu. Visto le dificolta che mi imponeva e tempo mi stinceva per non restare con nulla e non aver ulteriori problemi ho trovato la posdibilita in centro di italia a roma per un lavoro di assistenza alla persona e badante con vitto e alloggio lo appresso a volo la opportunita anche se desidero migliorare di trovare un lavoro diverso per poter manterci meglio. Qui a roma la bimba sta serena lei una bimba che pice tanto giocare abbiamo un giardino immenso in cui per lei e un paradiso stiamo sempre insieme legiamo fiabe e libri scoladtci per non perdere di piu. Dopo ripettute richieste ed gentile ad mio marito e di sua bimba per una firma del nulla osta scolastica suo papa rifiuta sta negando il diriti di un bambino in questo caso si tratta di sua figlia. Dopo tante violenze tristezze e dolore e arrivato il tempo di una stabilita per noi qui siamo libere senza paure .e penso che quando una vittima non sente piu paura gia e primo passo per essere felice . Ne ho subito tanto nella mia vita me sono vista la morte nei occhi di tanta ammarezza prima violentata dai miei orchi poi dal marito padrone e adesso di giustizia .. Non voglio piu guerra non cerco giustizia ad ogni costo sono stanca di tutte questi armi puntate su di me .. Non voglio dolore non voglio vedere piu sangue lacrimi che brucvia il volto di tanta soffetenza .stanca di vedr come la vittima e sempre piu vittima dove l omerta e il silenzio sopraggiunge ogni limite dove le anime violentate continuano essere messe al muro della vergogna e pagare impotenze dei violenti . Stanca dove chi puo giudicare e maschilista e non guarda i diritti di tutti gli esseri umani .. Stanca che venga fato forte cio che e forte e non cio che giusto. Perche sempre noi le vityime dobbiamo pagare? No la violenza non ha scuse ha solo i mezxi per portarti sotto la terra la violenza e l arma dei imbecili che usa potere a sottometterti fino ad ucvidere ogni parte di un essere no viviamo in un mondo fatto di violenza ci sbraniamo dentro una atrocita senza misura per poter cambiare abbiamo bisognodi divise pulite di forza che vengono dalka giustizia che metta provvedimenti chiari e di corezxione pe chi calpesta la vita del prosdimo . Abbiamo bisogno di speranze di carte che mettano per sempre fine alle violenze .si puo fermare dando forza e coraggio.
Mille anime violentate aspettano ad un filo giustizia ed con questo sistema arrivano solo la morte e deliquenti in liberta a uccidere ancora una vita . Richiediamo in tutto questo dolore che i nostri diritti vengono rispettati che le violenze subite siano riconosciute una per una condanne pur morali ma che vengono fatti . Io da qui ricomincio ad lottare e non mollare non rinuncio alla liberta alla vita pur violentata nel anima e da nesduno riconoscito vado avanti alzo le mie ali con il sguardo in alto non mi fermo trovare la strada trovare la pace e tranquillita accanto ad mio angioletto che mi da forza a sorridere questo per me e amore e vita. Questo per me e piu di ogni soldo e giustixia queesta e vittoria ricominciare a sorridere .( Mi permettete farlo??? )
domenica 18 settembre 2016
I Servizi Sociali si scagliano contro l'associazione Una Vita Sottile
Da quasi tre anni ormai, in associazione stiamo seguendo e gestendo il caso di una mamma e una bambina vittime di violenza domestica provenienti da Catania. La donna in questo tempo ha chiesto diverse volte aiuto sia alle parrocchie, sia ai servizi sociali, che invece di aiutare, dare consigli, capire la situazione, minacciano di sottrarle la bambina e come se non bastasse, ataccano la nostra associazione e dicono: "L'associazione Una Vita Sottile non esiste poichè non è registrata all'ufficio commercio del comune".
Voglio precisare che non vi è alcun obbligo di registrare le associazioni in comune e specie all'ufficio commercio, in quanto nessuna associazione fa commercio.
Noi abbiamo aiutato una famiglia e continueremo a farlo, voglio invitare i servizi sociali, i giudici, gli avvocati e le forze dell'ordine a non proferire e mettere bocca sulle nostre attività, se volevano fare avevano tutto il tempo, se ne sono fregati e noi abbiamo fattoora se ne stiano fuori.
Tribunale dei minori e servizi sociali: un vero disastro.
mercoledì 23 dicembre 2015
Gli auguri di Buone Feste del Presidente Claudio Greggio
Il Presidente Claudio Greggio augura a tutti gli amici e simpatizzanti, i più calorosi auguri di Buon Natale e di un prosperoso anno 2016.
domenica 20 dicembre 2015
Pedofilia, prete patteggia. Nei filmati i bimbi costretti a rapporti con gli animali
Un altro allucinante caso di pedofilia. Ha patteggiato la pena di 2 anni e mezzo di carcere un prete piemontese, don Giorgio Porcellana, arrestato nel maggio scorso nell’ambito di un’inchiesta su un giro di pedopornografia online coordinata dal pm di Milano Giovanni Polizzi. Il sacerdote, un salesiano, attualmente ai domiciliari nella casa dei genitori a Torino, è accusato di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Tra il materiale scambiato sul web dalle persone coinvolte nell’indagine c’erano foto e video con bambini di pochi anni.
Pedofilia, il contenuto dei filmati e delle foto
I bambini, nella maggior parte dei casi provenienti dall’Estremo Oriente, nei filmati e nelle foto erano oggetto di violenze e anche costretti ad avere rapporti sessuali tra loro o con animali. Secondo le accuse, il religioso aveva acquisito in particolare scatti di preadolescenti. Nelle conversazioni sul web con gli altri indagati, don Giorgio Porcellana aveva celato la sua vera identità. Si fingeva infatti un manager statunitense, spesso in Italia per motivi di lavoro. Il prete aveva vissuto per diversi anni a Oulx, località della Val di Susa, in provincia di Torino, e recentemente era stato trasferito ad Alassio, in Liguria, dove è stato arrestato. Il Tribunale di Milano ha accolto quindi la sua richiesta di patteggiamento, che aveva già ottenuto il parere favorevole del pm Polizzi. L’inchiesta condotta dalla polizia postale aveva portato all’arresto di altre tre persone, anche loro accusate di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico aggravato dalla minore età delle vittime, attualmente sotto processo con rito abbreviato davanti al gup di Milano Anna Magelli. Nei giorni scorsi il pm ha chiesto la loro condanna a pene da 2 anni e 8 mesi fino a 2 anni e 10 mesi di carcere. La sentenza è prevista per il prossimo 11 dicembre. Altre persone sono invece indagate a piede libero. I presunti pedofili, provenienti da diversi Paesi, si incontravano sul social network russo Imgsrc.ru, utilizzato dagli iscritti per pubblicare immagini di vario genere. Si lanciavano segnali attraverso commenti in codice a fotografie non pedopornografiche di bambini, spostando poi le conversazioni, quasi sempre in lingua inglese, su altre piattaforme web, dove avveniva lo scambio di migliaia di immagini e video da parte della rete internazionale. Scambio che nella maggior parte dei casi non richiedeva una contropartita economica, ma piuttosto la fornitura di altre immagini con il sistema del peer to peer. Le indagini sono state effettuate da agenti della polizia postale sotto copertura, che sono riusciti a infiltrarsi nella rete fingendosi pedofili.
Prete arrestato per pedofilia a Gioia Tauro, gip: “Vescovo sapeva”. “Non parlare con i carabinieri”
“Gli chiesi circa 40 euro per un rapporto orale e lui me ne offrì 20. Io accettai”. È agghiacciante il racconto del ragazzo minorenne abusato dal sacerdote della Piana di Gioia Tauro arrestato venerdì 18 dicembre dalla squadra mobile di Reggio Calabria che, durante la perquisizione nella canonica del religioso, ha sequestrato numerosi file con immagini e video pedopornografici, 16 grammi di marijuana, lubrificanti, un vibratore, manette, cerotti afrodisiaci. Ma anche uno strumento per l’aumento delle dimensioni del pene.
Dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta della Procura di Reggio Calabria sono spuntati particolari che rischiano di provocare un terremoto nella diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Emerge, ad esempio, che il vescovo Francesco Milito sapeva del comportamento del suo sacerdote del quale non pubblichiamo in nome per rispetto del vittime degli abusi tra le quali ci sono anche figli di soggetti legati alla ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro.
Da tempo il prete sapeva di essere indagato ma non “si è fermato – scrive il gip – quando le voci sui suoi comportamenti omosessuali sono arrivate fino al suo vescovo. Persino il fatto di essere stato controllato per tre volte in circostanze equivoche con minorenni non ha avuto alcun concreto effetto deterrente”. Pesantissimi i riferimenti che il giudice per le indagini preliminari fa sulla consapevolezza del vescovo: “Neppure sarebbe tranquillizzante – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere – che il suo superiore gerarchico, l’attuale vescovo di Oppido Mamertina, individuasse altra collocazione, perché, per quanto fin qui emerso, l’Alto prelato (pur al corrente delle voci che circolavano sul conto del prete attraverso le informazioni ricevute da due parrocchiane le quali in precedenza avevano compiti di responsabilità presso la stessa parrocchia e persino della perquisizione domiciliare e del sequestro eseguito a carico dell’indagato) non ha adottato provvedimento cautelativi né di minima verifica delle accuse rivolte all’indagato (il quale già nel 2010 aveva presentato una lettera di dimissioni), assumendo atteggiamenti particolarmente prudenti e conservativi dello status quo, dando pieno credito alla versione negatoria dello stesso accusato, in attesa dello sviluppo delle indagini penali”.
Vescovo e prete si sentivano e discutevano dell’inchiesta. “Ma dalle conversazioni intercettate – scrive sempre il gip – emergerebbe anche il comportamento assunto dal vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito, che, consigliava al sacerdote ‘di evitare di parlare con i carabinieri di queste cose e, in generale, con nessun appartenente alle forze dell’ordine, poiché questi non si limitano a parlare amichevolmente come stanno facendo loro, ma potrebbero redigere un promemoria che potrebbe far degenerare le cose’”.
Le suore chiacchierano e le voci si fanno sempre più insistenti. Il prete si confida sempre con il vescovo che, a sua volta, lo rassicura: “Lascia perdere questo perché non… la cosa gravissima non è, è questo pettegolume di suore. Tu piomba subito e glielo puoi dire, io mi sono incontrato col Vescovo, il vescovo ci è rimasto proprio… (incomprensibile)”. E intanto, su Facebook è stata creata una pagina per difendere il prete arrestato per aver abusato dei minori. Una pagina che ha già 45 iscritti.
venerdì 4 dicembre 2015
Le case-famiglia e i diritti dei bambini
Tutti questi dati sono relativi al 2012: dopo non risultano più - neppure ai parlamentari che intendono occuparsene - altre ricerche, analisi, approfondimenti. Quanti bambini sono stati portati nelle case-famiglia perché provenienti da famiglie indigenti, quanti sono vittime di decisioni assai contestabili del Tribunale dei minori per conflitto tra i genitori, non si sa. Quanto sarebbero potuti essere spesi meglio quei soldi, a favore dei bambini e dei loro diritti, nessuno ha fatto i conti.
La buona notizia è arrivata al recente convegno "Mater incipit vitae. Lo stato protegge i suoi figli?" (alla fine di ottobre, ad Assisi), dove la vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, ha detto che "Nessuno intende fare spending review sui bambini". Almeno questo. Ora però si attende che i parlamentari interessati (per fortuna ce ne sono) riescano a lavorare in una commissione interparlamentare, per fare chiarezza sulle risorse e sulla loro destinazione. Ma, prima di tutto, sui diritti dei bambini che in questo "mercato" sono solo oggetti, non cittadini.
Il convegno di Assisi, in realtà, non si è fermato a questo: Antonella Penati (la mamma di Federico Barakat, ucciso dal padre in un "incontro protetto" quando aveva solo 8 anni) ha richiamato in una due giorni fittissima di interventi tutti gli attori possibili del sistema, dagli avvocati ai giudici, dagli assistenti sociali agli psicologi, dai poliziotti ai giornalisti, ai politici, per esaminare lo spettro più ampio possibile dei problemi che si intrecciano sulla testa dei bambini.
Da questo convegno Penati con la sua associazione "Federico nel cuore" ha lanciato anche una campagna, www.fight4chilprotection.org, "per contribuire alla creazione di una cultura di maggiore attenzione ai diritti del bambino, attraverso strumenti formativi, sportelli di aiuto e campagne informative".
Ma quello dello scandalo delle case-famiglia (pur nella diversità degli interventi) è stato uno dei punti più dolenti: e vengono in mente le immagini di bambini letteralmente strappati alla loro vita - basta la memoria delle immagini sconvolgenti del bimbo di Cittadella (Pd), mandate in onda da "Chi l'ha visto?"- mentre si fanno i conti dei soldi che forse, in modo assai più proficuo, potrebbero essere destinati ai bimbi per permettere loro una vita migliore, invece di distribuire i soldi a pioggia a strutture d'accoglienza che nascono come funghi.
“Maestra, papà mi ha legata a letto e poi” Dramma a scuola, il dramma della bimba di 8 anni
Un semplice tema di scuola elementare è risultato la prova decisiva nel processo contro un uomo di 48 anni, condannato a passare otto anni in carcere. E’ quanto accaduto a Chivasso (Torino): a una bambina di otto anni viene assegnato il compito di scrivere un tema di sua invenzione. Ma quello che è emerso dal racconto non è decisamente frutto dell’immaginazione. La bimba ha infatti sfruttato l’occasione per raccontare gli abusi sessuali del padre, subiti in seguito al divorzio dei genitori.
Un tema pieno di paura, che è arrivato ai carabinieri e ai magistrati portando l’attenzione sul papà della piccola. Subito i primi indizi: sul computer dell’uomo sono state trovate foto pornografiche e alcuni volti di pornostar e modelle sostituite con la testa di un’altra figlia, la sorellastra della bambina. Dopo il tema la piccola, interrogata da maestre e investigatori, ha raccontato i particolari della traumatica storia tra le lacrime: il padre l’avrebbe infatti legata a letto, per poi palpeggiarla su tutto il corpo.
Così, grazie al tema, il giudice Cecilia Marino del tribunale di Ivrea ha condannato l’uomo a otto anni di reclusione. Non solo, il 48enne dovrà risarcire la figlia con 40mila euro, mentre 10mila euro andranno alla sorellastra. E’ stato anche interdetto dai pubblici uffici e gli sarà impedito di svolgere lavori o ricoprire incarichi che lo mettano a contatto con minori.
martedì 3 novembre 2015
Botte e cinghiate alla figlia 16enne, indagata madre troppo religiosa
Genova – Botte e cinghiate alla figlia 16enne perchè era uscita senza permesso per vedere le amiche. Una vicenda delicata e ancora tutta da chiarire quella denunciata da una giovane genovese che ha raccontato ai servizi sociali di essere vittima della madre “troppo religiosa”.
Secondo il racconto della ragazza, smentito categoricamente dalla madre, l’eccessiva religiosità della donna sarebbe all’origine di un comportamento ossessivo che le ha prima impedito di vivere la vita normale di una adolescente e poi sarebbe arrivata addirittura a picchiarla e a colpirla con una cinghia per punirla per la sua “ribellione”.
Gli episodi sono stati raccolti nella denuncia presentata dalla giovanissima e sono ora al vaglio della magistratura che ha indagato la madre per abuso dei mezzi di correzione.
L’iscrizione sul registro degli indagati è, al momento, un atto dovuto per consentire alla donna di difendersi e di poter accedere ai documenti ed alle prove a suo carico.
La vicenda è delicatissima perchè vede confrontarsi posizioni diametralmente opposte e vede coinvolta una minorenne in una fare delicata della propria vita.
L’iscrizione sul registro degli indagati è, al momento, un atto dovuto per consentire alla donna di difendersi e di poter accedere ai documenti ed alle prove a suo carico.
La vicenda è delicatissima perchè vede confrontarsi posizioni diametralmente opposte e vede coinvolta una minorenne in una fare delicata della propria vita.
La giovane ha denunciato che le attenzioni della madre sono divenute via via sempre più rigide ed ossessive anche per via della religiosità cristiana della donna che, a sentire la figlia, le ha condizionato in modo negativo la vita.
La madre rifiutava le uscite con le amiche e tutte le occasioni di incontro con i coetanei da parte della ragazzina.
La situazione è precipitata quando la giovane, stanca di sentirsi esclusa dalla vita sociale delle altre ragazze della sua età, ha deciso di fuggire di casa per vedersi con le amiche.
Al suo rientro a casa la madre l’avrebbe picchiata duramente e l’avrebbe persino colpita con alcune cinghiate.
La madre rifiutava le uscite con le amiche e tutte le occasioni di incontro con i coetanei da parte della ragazzina.
La situazione è precipitata quando la giovane, stanca di sentirsi esclusa dalla vita sociale delle altre ragazze della sua età, ha deciso di fuggire di casa per vedersi con le amiche.
Al suo rientro a casa la madre l’avrebbe picchiata duramente e l’avrebbe persino colpita con alcune cinghiate.
La presunta responsabile nega ogni addebito e si difende sostenendo che la figlia è particolarmente “ribelle”.
Ora saranno i giudici a stabilire chi delle due dica la verità e se davvero ci sono stati comportamenti illeciti da parte della madre.
Ora saranno i giudici a stabilire chi delle due dica la verità e se davvero ci sono stati comportamenti illeciti da parte della madre.
Chiede aiuto in parrocchia per lo studio della figlia e la affidano ad un pedofilo
Genova – Chiede aiuto al parroco per la figlia che non vuole studiare e scopre che, a darle ripetizioni, è un uomo accusato in passato di pedofilia. Sconcertante scoperta per una madre in difficoltà che si è rivolta in parrocchia per un aiuto in un momento di difficoltà e si è ritrovata con ben altro genere di problemi.
La donna, preoccupata per lo scarso rendimento scolastico della figlia adolescente, ha infatti pensato di chiedere un consiglio al parroco e questi le ha trovato un uomo di 44 anni, anch’esso di difficoltà economiche e aiutato dalla Chiesa, perchè potesse seguire la ragazzina nei compiti a casa e nello studio.Poco tempo dopo, però, un’insegnante della ragazzina, vedendola accompagnata dall’uomo, è trasalita poiché ne conosceva il passato non proprio raccomandabile. L’uomo infatti era stato indagato a Savona per un caso di pedofilia ed era stato accusato proprio da un ragazzino di essere stato molestato sessualmente.La segnalazione ai servizi sociali ed alla famiglia scatta immediatamente e l’uomo viene allontanato mentre le indagini vengono avviate per verificare se la giovanissima sia stata oggetto delle turpi attenzioni dell’uomo o se, addirittura, i pomeriggi trascorsi in parrocchia per studiare non abbiano in realtà nascosto qualche terribile episodio.La vicenda ha suscitato molte polemiche, specie sullo scarso controllo da parte del parroco sul passato dell’uomo cui è stata affidata la ragazzina.Il prete si difende sostenendo di non poter conoscere il passato di ogni persona che si rivolge a lui per chiedere aiuto ma resta evidente che, in situazioni di estrema delicatezza come queste, un controllo più che accurato sarebbe doveroso.Le conseguenze per una mancata verifica delle “referenze” potrebbero essere devastanti per la povera ragazzina affidata alle attenzioni di un possibile orco proprio dalla madre inconsapevole e dal parroco poco attento.Sul caso indaga con la massima cautela e riservatezza, il Tribunale dei Minori di Genova.
Pedofilia, arrestato un 40enne pusterese
BRUNICO. La rete, intesa come il complesso mondo delle comunicazioni via internet, è il campo d'azione di gran parte del mondo che ruota attorno alla pedofilia e alla pedopornografia. La stessa rete però, usata a dovere dalle forze dell'ordine, con sempre maggiore frequenza diventa uno strumento capace di stringersi attorno al responsabile di reati pedopornografici, fino a inchiodarlo alle proprie responsabilità.
É accaduto ieri in una località della media Pusteria, dove la sezione della Polizia postale e delle telecomunicazioni di Bolzano ha tratto in arresto un quarantenne accusato di produzione e detenzione di materiale pedopornografico. La misura cautelare disposta dal Gip del Tribunale di Trento è stata originata da un procedimento penale nato proprio da un'attività internazionale di contrasto alla pedopornografia online partita dalla Germania.
Siamo a cavallo tra primavera ed estate di quest'anno. La polizia tedesca invia una segnalazione all'Interpol relativa a reati di pedopornografia online individuati in Italia. L'Interpol attiva la direzione della Polizia postale e delle telecomunicazioni di Roma, che, a sua volta, dopo una rapida indagine, colloca in Alto Adige l'indirizzo Ip, che di fatto è il “numero di casa” del computer interessato.
A questo punto entra in attività la sezione della Polizia postale di Bolzano, che individua nella zona della media Pusteria il nodo da cui dipende il computer individuato. Ne segue un’attività di monitoraggio, seguita da diversi accertamenti incrociati che fanno scattare la perquisizione domiciliare del soggetto, dalla quale viene confermata la segnalazione della polizia tedesca, facendo emergere inoltre, dallo smartphone dell'uomo, anche filmati a contenuto pedopornografico di sua produzione.
L'arresto e il trasferimento in carcere a disposizione della magistratura avviene praticamente senza soluzione di continuità e ora gli ulteriori passi spetteranno al sostituto procuratore che coordina le indagini, al gip che ne ha disposto l'arresto e alla difesa che sarà nominata dall’uomo accusato.
L’ispettore superiore Ivo Plotegher, responsabile della sezione altoatesina della polizia postale, è l'investigatore che ha coordinato le indagini fin dal momento del loro approdo alla Sezione di Bolzano: "Oggi - ci ha detto - anche in forza dell'esistenza della rete internet, il numero di coloro che si trovano a coltivare questa insana passione è molto più diffuso che in passato. Così come sono aumentate a dismisura le occasioni che si incontrano nel web. Se però da una parte la rete offre più possibilità per i pedofili, che prima della sua esistenza avevano molte meno occasioni pur fruendo di maggior riservatezza, essa moltiplica anche la loro esposizione e di conseguenza anche le possibilità di contrasto del fenomeno. A Bolzano, il nucleo di polizia postale che dirigo è formato da collaboratori estremamente validi e tecnicamente all'avanguardia, e l'indagine è stata chiusa entro i tempi fisiologicamente necessari allo scopo”.
Catania scoperta "cloud" della pedofilia associazione a delinquere. Tre arrestati, 14 indagati.
Tre le persone arrestate e 14 quelle indagate nell'operazione denominata 'Cloud', scattata all'alba contro un gruppo organizzato di pedofili. Ad eseguirla sono stati gli agenti del compartimento della polizia postale e delle comunicazioni di Catania su ordine della procura distrettuale antimafia.
Scoperta per la prima volta in Italia un'associazione per delinquere finalizzata allo scambio, alla divulgazione e distribuzione di materiale pedopornografico su internet. I particolari dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che avrà luogo alle 10.30 nella sala conferenze della procura della Repubblica etnea.
mercoledì 21 ottobre 2015
Pedofilia: abusi su bimba di 5 anni, nonno arrestato a Messina
Ha violentato la nipote di 5 anni. Con questa accusa i carabinieri del Comando provinciale di Messina hanno tratto in arresto un 57enne in esecuzione di un'ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal Tribunale di Patti, su richiesta della locale Procura della Repubblica. Tutto è partito dalla denuncia presentata questa estate ai militari dalla madre che ha raccolto le confidenze della figlia e riferito degli abusi commessi dal nonno della piccola, padre della donna. Violenze subite quando si trovava a casa dei nonni dove era stata condotta dai i genitori impegnati al lavoro e all'insaputa della nonna, temporaneamente fuori casa in quella occasione. L'anziano era probabilmente ubriaco. Il giorno successivo, dopo che i genitori erano andati a riprendere la figlia, questa avrebbe rivelato la brutta esperienza vissuta la sera prima. I controlli in ospedale hanno confermato i segni della violenza. I carabinieri hanno dunque tratto in arresto il 57enne, posto ai domiciliari.
Tre maniaci fanno foto ai bimbi fuori dalle scuole, l'allarme su Fb
Pedofilia, foto ai bambini fuori dalle scuole di Albignasego
„Pedofilia, foto ai bambini fuori dalle scuole di Albignasego
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„Pedofilia, foto ai bambini fuori dalle scuole di Albignasego
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C'è apprensione, ad Albignasego, per i bambini che frequentano le scuole primarie Raggio di Sole e Falcone e Borsellino. All'esterno di entrambi i plessi scolastici, sarebbero stati avvistati tre uomini intenti a scattare fotografie ai piccoli.
L'ALLARME SU FB. L'allarme è rimbalzato anche sulla pagina Facebook locale "Sei di Albignasego se". Martedì mattina, i nonni di un bambino della scuola di Sant'Agostino hanno sporto denuncia ai carabinieri, ma, intanto, l'invito è a tenere gli occhi aperti. Chi ha notato le tre persone sospette sostiene di averle viste allontanarsi a bordo di un'auto rossa. L'appello è a prestare la "massima attenzione", ed, eventualmente, ad annotarsi la targa. Il post ha naturalmente attirato una serie di commenti, e i genitori sono comprensibilmente spaventati e inquietati. Nella conversazione è intervenuto anche l'ex assessore Federico Alati: "Proprio davanti alla scuola ci sono le telecamere - risponde a chi si pone la questione - ma scommettiamo che non hanno ripreso nulla?".
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martedì 29 settembre 2015
Pedopornografia: annullati domiciliari a vibonese arrestato
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la pronuncia con cui il tribunale del riesame di Catanzaro aveva confermato la custodia cautelare agli arresti domiciliari a carico di Antonio Columbro, 75enne vibonese, arrestato a gennaio per produzione e detenzione di materiale pedopornografico. Il giudice supremo ha accolto il ricorso presentato dal difensore dell'uomo, l'avvocato Eugenio Perrone, che ha impugnato la decisione del riesame, e dunque il tribunale catanzarese dovrà nuovamente pronunciarsi sulla vicenda. Columbro, che ha numerosi precedenti specifici per reati analoghi, è stato arrestato l'ultima volta lo scorso 3 gennaio dai carabinieri di San Ferdinando perché, secondo le ipotesi d'accusa a suo carico, avvicinava bambini, magari offrendo loro dei dolci, e li fotografava con il cellulare.
I militari che lo sorvegliavano hanno seguito l'uomo passo passo fino a casa dove gli hanno trovato un migliaio di fotografie dal contenuto pedopornografico, arrestandolo per pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico. A carico dell'uomo erano stati poi disposti gli arresti domiciliari con un provvedimento che la difesa aveva impugnato davanti al tribunale del riesame di Catanzaro - che in materia di pedopornografia ha competenza distrettuale -, dove i giudici avevano però confermato l'ordine di custodia. La Cassazione ha annullato quella decisione ed ora si attende la nuova pronuncia dei giudici del capoluogo calabrese.
Pedopornografia: sequestrate le immagini di decine di ragazzine sul web
Gli agenti della Polizia di Matera sono impegnati in una operazione antipedopornografia finalizzata al sequestro di materiale informatico contenente immagini di decine e decine di ragazzine, acquisite illegalmente da un trentenne del luogo, che risulta incensurato. L'indagine è partita dalla denuncia di due minorenni contattate sui propri profili Facebook da una sedicente segretaria di redazione del famoso marchio Yamamay (totalmente estraneo alla vicenda), che millantando provini in corso per selezionare nuove modelle per la pubblicizzazione del marchio, richiedeva foto in costume
Pedopornografia, tre anni ma fa appello. Un 48enne è stato condannato per detenzione di materiale e giovedì sarà a Venezia
Centotrenta foto nel computer. Minorenni in pose o atteggiamenti inequivocabili. Non soltanto europei, ma anche asiatici, da quanto si è capito, durante le indagini e il successivo processo. Un agordino di 48 anni è stato condannato in primo grado a tre anni di reclusione per la detenzione di materiale pedopornografico dal giudice Antonella Coniglio. Senza la sospensione condizionale. Giovedì mattina ci sarà l’appello per L.G., di fronte alla Corte di Venezia, con il suo difensore di fiducia Mariangela Sommacal.
Dovesse essere confermata la condanna, l’uomo la sconterebbe in carcere, nel frattempo ha inevitabilmente perso il lavoro, non appena il suo principale ha saputo del suo coinvolgimento nella vicenda. Naturale che speri in una riduzione sostanziosa della pena, anche se non sarà per niente facile. L'agordino, che abita in un paesino della vallata non meglio identificato, finì nell'inchiesta della procura della Repubblica di Firenze insieme ad altri 67 indagati. A metterlo nei guai sarebbero stati i contatti frequenti avuti con altre persone finite nell'inchiesta sulla pedopornografia, battezzata “Thyphoon” e condotta dalla polizia postale, che stava monitorando il fenomeno.
Impressionanti i numeri collezionati dagli investigatori: tre gli arrestati e 65 gli indagati, un po’ in ogni angolo d’Italia. E ancora, all'epoca dell’operazione, furono sequestrati 36 personal computer, 56 notebook portatili, 114 hard disk, nonché oltre 7000 cd e dvd, contenenti immagini ritenute di interesse investigativo. Tra gli arrestati un maestro elementare in pensione di 70 anni, un cuoco di 35 ed un impiegato di un ente pubblico di 55.
Nel novembre di sei anni fa, la polizia postale fiorentina andò anche a casa di questo agordino, che all’epoca dei fatti avveva 42 anni, tramite i colleghi bellunesi e scoprì il materiale all’interno del suo computer personale, provvedendo al sequestro. La spiegazione sarebbe stata che quelle erano immagini abbastanza facili da reperire, senza nemmeno ricorrere a particolari indirizzi in internet, conosciuti solo da coloro che sono abituati a frequentare un certo tipo di mondo illegale. C’è stato un processo, nel tribunale di Belluno, che ha subito anche alcuni rinvii per l’assenza temporanea dei testimoni e, alla fine del quale, l’imputato è stato condannato a tre anni di reclusione senza la sospensione condizionale della pena.
Dopo la sentenza, L.G. è sempre rimasto a casa e ha chiesto al suo legale di presentare l’appello,
Foto di ragazzine grazie a falsi provini, blitz anti-pedopornografia a Matera
Blitz della polizia di Matera contro la pedopornografia. Gli agenti sono impegnati in un'operazione finalizzata al sequestro di materiale informatico, contenente immagini di decine e decine di ragazzine acquisite illegalmente da un trentenne del luogo, incensurato. L'indagine è scattata dopo la denuncia di due minorenni, contattate sui propri profili Facebook da una sedicente segretaria di redazione del famoso marchio Yamamay che, millantando provini in corso per selezionare nuove modelle per la pubblicizzazione del marchio, richiedeva foto in costume, cui seguiva invito per effettuare i provini stessi.
La polizia postale di Matera ha accertato che l'inganno risultava convincente, in virtù dell'utilizzazione fraudolenta di un link che realmente accedeva al sito Yamamay, totalmente estraneo alla vicenda. Quando le ragazze si sono presentate al negozio della città di Matera, parlando con l'ignaro proprietario hanno avuto l'amara sorpresa: nessun concorso, nessun provino, foto inviate evidentemente a uno sconosciuto millantatore.
Successivamente alla denuncia anche del proprietario del negozio, le indagini hanno consentito di risalire a un 30enne che, con questo stratagemma, si è impossessato di decine e decine di foto di minorenni. La Procura presso il Tribunale di Potenza, competente per la materia dei reati online, procede per i reati di: sostituzione di persona, possesso di materiale pedopornografico, truffa.
Così il pedofilo rapisce la bimba di 6 anni. Ma non immagina di essere spiato
Una scena agghiacciante ripresa dalle telecamere a circuito chiuso ha permesso l'individuazione e l'arresto di un pedofilo recidivo. Si tratta diImran Khan, recentemente scarcerato dopo una condanna di 9 anni per abusi su una ragazzina di 12 anni. L'uomo è stato ripreso in una strada diBurnley, nel Lancashire, in Inghilterra.
Nelle immagini lo si vede aggirarsi in auto in cerca di una preda. Poi sceglie una bambina di sei anni in sella alla sua bicicletta. L'orco si ferma e la carica nel suo bagliaio, mentre la piccola grida terrorizzata. Poi la getta in un bidone della spazzatura, senza però aver usato violenza.
La bambina è stata ritrovata da un gruppetto di coetanei dopo che i genitori ne avevano denunciato la scomparsa.
Ora il 45enne Khan tornerà nuovamente dietro le sbarre, dopo essersi dichiarato colpevole delle accuse di sequestro di persona, rapimento con l'intenzione di commettere un reato a sfondo sessuale e violazione di un ordine del tribunale che gli impedisce di avvicinarsi ai bambini.
Nelle immagini lo si vede aggirarsi in auto in cerca di una preda. Poi sceglie una bambina di sei anni in sella alla sua bicicletta. L'orco si ferma e la carica nel suo bagliaio, mentre la piccola grida terrorizzata. Poi la getta in un bidone della spazzatura, senza però aver usato violenza.
La bambina è stata ritrovata da un gruppetto di coetanei dopo che i genitori ne avevano denunciato la scomparsa.
Ora il 45enne Khan tornerà nuovamente dietro le sbarre, dopo essersi dichiarato colpevole delle accuse di sequestro di persona, rapimento con l'intenzione di commettere un reato a sfondo sessuale e violazione di un ordine del tribunale che gli impedisce di avvicinarsi ai bambini.
lunedì 28 settembre 2015
Per non dimenticare Desirée Piovanelli
Il 28 settembre 2002 viene uccisa a
Leno (Brescia) Desirée "Desy" Piovanelli , che all'epoca del delitto
aveva appena 14 anni ed era iscritta al primo anno del Liceo
Scientifico, conosceva fin dall'infanzia (o comunque da molti anni) i
suoi killer, che abitavano tutti nella sua stessa via, in qualche
occasione, aveva fatto da "baby sitter" al figlio di Giovanni Erra,
l'unico maggiorenne del "branco". Anche il luogo in cui avvenne il
delitto (la "Cascina Ermengarda" sita in via Abruzzo) si trovava nelle
immediate vicinanze delle abitazioni di vittima e carnefici (via
Romagna).
GLI AGUZZINI: Nicola B.
Amico d'infanzia di Desirée, all'epoca del fatto aveva 16 anni ed aveva abbandonato gli studi, lavorando saltuariamente come manovale. Desirée aveva rifiutato più volte le attenzioni di Nicola e questo atteggiamento provocò anche la sua voglia di vendetta. La ragazza aveva annotato alcune considerazioni su Nicola nel proprio diario, definendolo come una persona da cui stare alla larga.
Nicola V. "Nico"
Coetaneo di Nicola B., muratore e amante della Playstation, condivise con Nicola la voglia di vendetta nei confronti della vittima. Considerato il "duro" del gruppo, fino ad oggi non ha fatto alcuna confessione.
Mattia F. "Bibo"
Di soli 14 anni all'epoca dei fatti, studente di terza media e amico di Nicola, dopo esser stato scoperto, confessò subito agli inquirenti che, oltre ai soliti argomenti di cui discuteva, nel branco c'era un argomento fisso: Desirèe. Inoltre tirò in ballo Giovanni Erra come "ispiratore" del "branco" e indicandone un ruolo attivo nell'omicidio. Era la parte "debole" del gruppo.
Giovanni Erra
L'unico maggiorenne del "branco" (all'epoca del fatto aveva 36 anni) . Sposato e padre di un figlio di 8 anni, abitava in via Romagna da qualche anno. Lavorava come operaio in una fonderia a San Zeno Naviglio e aveva avuto in passato problemi di tossicodipendenza; inoltre una compagna di Desireé raccontò che quest'ultima aveva ricevuto da Erra vari messaggi SMS d'amore. Erra minimizzò i fatti affermando che la ragazzina frequentava casa sua perché era diventata amica di suo figlio al quale faceva saltuariamente da "baby sitter" e ridusse i messaggi scambiati tramite cellulare a una sola "scherzosa" relazione. Non è stato tuttora accertato se Erra durante l'omicidio abbia avuto un ruolo attivo o meno. Erra descrisse ai ragazzi Desireé come una "ragazza facile".
Amico d'infanzia di Desirée, all'epoca del fatto aveva 16 anni ed aveva abbandonato gli studi, lavorando saltuariamente come manovale. Desirée aveva rifiutato più volte le attenzioni di Nicola e questo atteggiamento provocò anche la sua voglia di vendetta. La ragazza aveva annotato alcune considerazioni su Nicola nel proprio diario, definendolo come una persona da cui stare alla larga.
Nicola V. "Nico"
Coetaneo di Nicola B., muratore e amante della Playstation, condivise con Nicola la voglia di vendetta nei confronti della vittima. Considerato il "duro" del gruppo, fino ad oggi non ha fatto alcuna confessione.
Mattia F. "Bibo"
Di soli 14 anni all'epoca dei fatti, studente di terza media e amico di Nicola, dopo esser stato scoperto, confessò subito agli inquirenti che, oltre ai soliti argomenti di cui discuteva, nel branco c'era un argomento fisso: Desirèe. Inoltre tirò in ballo Giovanni Erra come "ispiratore" del "branco" e indicandone un ruolo attivo nell'omicidio. Era la parte "debole" del gruppo.
Giovanni Erra
L'unico maggiorenne del "branco" (all'epoca del fatto aveva 36 anni) . Sposato e padre di un figlio di 8 anni, abitava in via Romagna da qualche anno. Lavorava come operaio in una fonderia a San Zeno Naviglio e aveva avuto in passato problemi di tossicodipendenza; inoltre una compagna di Desireé raccontò che quest'ultima aveva ricevuto da Erra vari messaggi SMS d'amore. Erra minimizzò i fatti affermando che la ragazzina frequentava casa sua perché era diventata amica di suo figlio al quale faceva saltuariamente da "baby sitter" e ridusse i messaggi scambiati tramite cellulare a una sola "scherzosa" relazione. Non è stato tuttora accertato se Erra durante l'omicidio abbia avuto un ruolo attivo o meno. Erra descrisse ai ragazzi Desireé come una "ragazza facile".
La pianificazione del delitto
L'idea parte il 26 settembre da Nicola e Nico che dopo aver deciso di violentare Desirée si accordano tra loro stabilendo l'ordine con cui avrebbero violentato la ragazza. Il tutto avvenne in una discussione in via Romagna davanti alla loro abitazione e poco lontano dal luogo dell'omicidio, Cascina Ermengarda.
La mattina del 28 settembre Nicola acquista un caricabatterie adattabile al cellulare di Desy, un sacchetto di cellofan per nascondere gli indumenti sporchi di sangue ed infine, nel supermercato del paese, un coltello da cucina con una lama di 20 cm. Nico si occupò di procurarsi delle fascette autobloccanti per l'immobilizzazione della loro giovane vittima.
Il delitto
Secondo Mattia l'appuntamento era alle 16:00 del 28 settembre quando, dopo aver finito la partita di pallone, raggiunse Cascina Ermengarda. Dopo esser salito al primo piano della cascina vide Erra nella stanza vicina dove c'erano Nicola e Nico che tentavano di violentare Desireé: Nicola era riuscito ad attirare nella cascina abbandonata Desy (che stava andando a fare visita ad un'amica) con la scusa di farle vedere dei gattini.
Nicola fece un cenno a Mattia intendendo con lo stesso di dare manforte a Nico nel trattenere Desireé, che si stava opponendo con tutte le forze al tentativo di violenza sessuale portato avanti da Nicola. Quando la vittima disse a Nicola "Mi fai schifo, mi fai pena", scatenò la mortale violenza del ragazzo a cui fece seguito il massacro.
Nicola perse il controllo e la colpì con una coltellata al costato, Desireé riuscì a divincolarsi ma venne bloccata da Erra che era uscito dall'altra stanza, così fu costretta a tornare dai suoi killer. Cercò di fuggire dalla finestra, ma venne colpita da due o tre coltellate alla schiena che la fecero cadere a terra esanime e la portarono dopo un'agonia di un'ora e mezza (come stabilì l'autopsia) alla morte.
Erra e Nico cercarono di sollevarla e Nico le sferrò l'ultimo fendente tentando di sgozzarla, quando ormai Desireé era già morta. Nicola, raccolto il sacchetto di plastica acquistato in precedenza, sfilò dal corpo della giovane i jeans e gli slip con l'intento di nasconderli per simulare l'azione di un maniaco. Inoltre Nicola raccontò di aver legato i piedi di Desireé con nastro da pacchi. Erra disse che era giunto alla Cascina Ermengarda a delitto già avvenuto, asserendo di aver visto il cadavere solo dopo l'omicidio. Asserì che nel lasso di tempo in cui era avvenuto l'omicidio, era rimasto a casa a dormire.
La scoperta
Nicola inviò un SMS al fratello di Desirée facendogli credere che fosse stata la sorella stessa ad inviarlo, dicendogli che stava bene, che era dal suo ragazzo e di non preoccuparsi. L'SMS era stato inviato con una scheda acquistata in un camping a Jesolo nell'agosto di quell'anno, così le indagini si diressero su chi aveva frequentato il camping di Jesolo, abitava a Leno ed aveva all'incirca la stessa età di Desireé. Il 2 ottobre il padre Maurizio fece un appello alla ragazza di tornare a casa. Il 3 ottobre Nicola, messo sotto torchio dagli inquirenti, confessò di aver ucciso Desireé nella cascina Ermengarda; dopo la sua confessione venne ritrovato sempre nella cascina abbandonata il cadavere della giovane. Il giorno seguente furono arrestati gli altri minorenni del gruppo e qualche giorno dopo anche Giovanni Erra.
I funerali
I funerali di Desy si svolgono l'8 ottobre Sala del Regno dei Testimoni di Geova di Manerbio alla presenza di 250 persone tra cui 22 compagni della scuola che frequentava Desireé. La ragazza è stata sepolta a Leno alla presenza di 3.000 persone con la presenza del gonfalone del comune e della provincia di Brescia e del sindaco di Leno.
Le condanne
In primo grado il procuratore Emilio Quaranta del Tribunale dei minori di Brescia condannò il 19 marzo 2003 Nicola a 20 anni di carcere, Nico a 18 e Mattia a 14 anni di reclusione. La Corte d'appello il 20 ottobre 2003 ridusse le pene di Nicola da 20 a 18 e di Nico da 16 anni a 15 anni e 4 mesi.
Nicola, Nico e Mattia sono stati infine condannati, in via definitiva, a 18, 15 e 10 anni. Erra con la sentenza in Corte di Cassazione del 28 gennaio 2005 è stato condannato a 20 anni di reclusione con la richiesta di inasprire la pena. Il 4 novembre 2005 Erra è stato condannato dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano a 30 anni di carcere, quindi finirà di scontare la pena nel 2035 a quasi 70 anni d'età.
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